Mario Monicelli

Mario Monicelli

Presidente del Comitato Artistico dalla prima edizione e vero nome tutelare del Monte-Carlo Film Festival “de la Comédie”, Mario Monicelli nasce a Viareggio il 15 maggio 1915 da una famiglia di scrittori e giornalisti di origine mantovana. Padre indiscusso della commedia italiana, Monicelli nella sua straordinaria carriera, iniziata nella metà degli anni ’30 (con il medio-metraggio I ragazzi della via Pal), ha diretto più di sessantacinque film e i maggiori interpreti del cinema italiano e francese da Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Totò, Aldo Fabrizi, Paolo Villaggio, Giancarlo Giannini, Philippe Noiret, Gérard Depardieu, Bernard Blier, Giuliano Gemma e Gian Maria Volonté a Gina Lollobrigida, Silvana Pampanini, Sophia Loren, Monica Vitti, Anna Magnani, Ornella Muti, Mariangela Melato, Virna Lisi, Stefania Sandrelli, Catherine Deneuve, Margherita Buy e Laura Morante.

Se è impossibile citare la filmografia completa del grande maestro, tra i film che hanno ottenuto un grande successo di pubblico e consenso della critica è doveroso ricordare: Guardie e ladri (1951) premio per la Miglior Sceneggiatura a Cannes, Padri e figli (1957) Orso d’argento Miglior Regia al Festival di Berlino, I soliti ignoti (1958) Nastro d’argento per la Miglior Sceneggiatura e candidato agli Oscar come Miglior Film straniero, La grande guerra (1959) Leone d’oro a Venezia, I compagni (1963) due nomination all’Oscar (soggetto e sceneggiatura), L’armata Brancaleone (1966) con il seguito Brancaleone alle Crociate, Romanzo popolare (1974), Amici miei I e II (1975-1982), Caro Michele (1976) Orso d’argento a Berlino per la Miglior Regia, Un borghese piccolo piccolo (1977) David di Donatello per la Miglior Regia e Nastro d’argento per la Sceneggiatura, Temporale Rosy (1979), Il marchese del Grillo (1981) Orso d’argento per la Regia e Nastro d’argento per la Sceneggiatura, Speriamo che sia femmina (1986) David di Donatello per la Regia e due Nastri d’argento per Regia e Sceneggiatura, Il male oscuro (1989) David di Donatello per la Miglior Regia, Parenti Serpenti (1992) e Cari fottutissimi amici (1994), menzione speciale al Festival di Berlino. A coronamento di una lunghissima carriera, che ancora oggi non si è conclusa, nel 1991 ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia.

Nell’edizione 2003 del Festival di Monte-Carlo partecipa anche nell’inedita veste di attore con un delizioso cammeo nel film in anteprima Sotto il cielo della Toscana di Audrey Wells con Diane Lane e Raoul Bova. Uno dei suoi ultimi successi è la pellicola Le Rose del Deserto (2006), commedia ambientata nella Libia del 1938, liberamente tratta dal romanzo “Il soldato della Libia” di Mario Tobino, che narra le vicende di una divisione medica italiana mandata allo sbaraglio a combattere nel deserto libico. Interamente girato in Tunisia, nel cast figurano Giorgio Pasotti, Alessandro Haber, Michele Placido, Fulvio Falzarano e l’israeliana Moran Atias. Lo scorso anno ha invece presentato il cortometraggio Vicino al Colosseo…c’è Monti, che naturalmente ha avuto ottimo riscontri.

Insieme a Renato Castellani, Luigi Comencini, Dino Risi, Antonio Pietrangeli, Ettore Scola, Luciano Emmer, Luigi Zampa, solo per citare i più importanti, Mario Monicelli è da sempre considerato il più autorevole rappresentante della commedia all’italiana considerata come “l’osservazione critica del costume attraverso l’utilizzo di grandi attori, non più di «tipi» presi dalla strada, e di sceneggiatori specialisti del genere, accoppiando il macabro e il comico…”.

La regia monicelliana esprime da sempre il miglior compromesso tra cinema d’autore e film per il pubblico, ricetta che gli ha consentito negli anni di guadagnare la stima della critica e l’affetto del pubblico. Monicelli fin dagli esordi ha inaugurato uno stile tutto suo, partendo dalla classica e poco impegnativa commedia, ha avviato un filone amaramente comico ed aggressivo. I protagonisti dei suoi film sono quasi sempre bande di straccioni, amici burloni, scansafatiche, comunque perdenti che vogliono sempre intraprendere qualcosa più grande di loro. Storie di poveracci condannati a restare poveracci, mettendo a nudo le loro debolezze, le loro piccole e misere ambizioni. Questo è per Monicelli fare commedia…