Lando Buzzanca

Lando Buzzanca

Quando si parla di commedia all’italiana è facile pensare a lui, Lando Buzzanca (nome d’arte di Gerlando Buzzanca). Nato a Palermo il 23 agosto 1935, si trasferisce a Roma a 16 anni con il sogno di fare l’attore.

Dopo alcuni lavori precari, arrivano i primi ruoli da comparsa e nel 1961, finalmente, il debutto ufficiale con Pietro Germi che lo vuole ne “Divorzio all’italiana”. Da qui arriva un film dietro l’altro: “La parmigiana” di Antonio Pietrangeli (1963), “I mostri” di Dino Risi (1963), “Il magnifico cornuto” (1964) sempre di Pietrangeli (1964) e “Sedotta e abbandonata” di Pietro Germi (1964), solo per citarne alcuni. Successivamente si ritrova spesso ad interpretare ruoli stereotipati di maschio siciliano in pellicole considerate “minori”, ma non mancano ruoli da protagonista, come quello nel “Don Giovanni in Sicilia” (1967) di Alberto Lattuada e in “Un caso di coscienza” (1969) di Giovanni Grimaldi.

Grazie alla sua verve e alla sua spontaneità riesce a conquistare il pubblico, che lo segue anche nella sua esperienza televisiva “Signore e Signora” (1970) che lo vede alle prese, insieme a Delia Scala, con una divertentissima carrellata di personaggi e situazioni incentrate sul tema del matrimonio e della vita di coppia in genere. La trasmissione ottiene un grandissimo successo e la sua battuta “mi vien che ridere”, diventa un tormentone che viene ricordato anche oggi.

Si questa rinnovata popolarità di Lando Buzzanca beneficiano anche i suoi film, che cominciano ad ottenere ottimi risultati al botteghino. Il 1971 è l’anno di una nuova svolta: recita ne “Il merlo maschio”, commedia erotica all'italiana del 1971 diretta da Pasquale Festa Campanile. Qui interpreta un colletto bianco che sfoga le proprie frustrazioni facendosi prendere dalla smania di esporre pubblicamente le grazie intime della moglie (Laura Antonelli): un ruolo che fa aumentare la sua notorietà e gli permette negli anni successivi di recitare al fianco della attrici più belle del momento come Claudia Cardinale, Catherine Spaak, Barbara Bouchet, Senta Berger e persino Joan Collins.

Il successo è così tanto che Buzzanca inizia anche a scegliersi da solo i ruoli da interpretare: sono sue, per esempio, le idee di film come “L'arbitro”, “Il sindacalista” e “All'onorevole piacciono le donne - Nonostante le apparenze... e purché la nazione non lo sappia”, in cui vengono tratteggiate gustose parodie di personaggi realmente esistenti e facilmente riconoscibili. Alcuni giornalisti, citando il titolo di un suo film, lo definiscono scherzosamente “Homo Eroticus”: un essere a metà strada tra Homo erectus e Homo sapiens, a rischio di estinzione negli anni’70 a causa dell’evento del femminismo.

A metà del decennio esplode la commedia all’italiana un po’ “scollacciata”: Buzzanca non accetta di lavorare in questo tipo di pellicole e preferisce dedicarsi ad altro, in primis a radio e teatro. Passano gli anni e nel 2005 Lando fa il suo grande ritorno con un’intensa fiction tv dal titolo “Mio figlio”, in cui interpreta il ruolo del padre di un giovane omosessuale. Il pubblico così lo riscopre e con esso anche il mondo del cinema, tanto che Roberto Faenza nel 2007 gli chiede di partecipare al suo nuovo film “I Vicerè”. In seguito gira altre due fiction: “Chiara e Francesco” (2007) e “Mio figlio, altre storie per il commissario Vivaldi” (2008). Lando Buzzanca è molto famoso anche all’estero, in particolare in paesi come Francia, Giappone, Grecia, Israele, Spagna e Svizzera.